“Lapsus” di Flavio Pagani ha il sapore della filastrocca. E la storia, a costo di ripetere per l’ennesima volta questo aggettivo, è davvero folle.
Non penso sia il caso di cercare un autore a cui avvicinare Flavio Pagani, perché ciò non è giusto né rispettoso nei suoi confronti. Ma essendo il mio più un invito alla lettura che una recensione, e consapevole del fatto che potrei anche non riuscire con le mie sole parole a incuriosire voi lettori, se proprio dovessi scegliere qualche autore affine.. con un Pennac e un Calvino (e Gadda per il pastiche) ci andrei abbastanza vicino. In questo modo ho sistemato quindi anche la fetta di persone che ha bisogno di ulteriori “elementi” per affrontare un esordiente..
Personalmente, “Lapsus” l’ho finito in tre giorni ed io non sono certo un campione di velocità nella lettura. Questo perché il libro mi è davvero piaciuto e lo dico con tutta la sincerità di cui sono capace. Mi sono lasciato trasportare sbalordito dai versi e dai suoni delle filastrocche. E dal primo rigo sono sempre rimasto sull’attenti conscio della presenza di particolari che poi si sarebbero resi utili alla comprensione totale. Inoltre questo ha richiesto un grosso impegno perché la scrittura di Flavio Pagani è realmente strana e fantasiosa. Se proprio devo fare una critica dico che non sempre la lettura risulta scorrevole ma una volta entrati dentro la vicenda del favoliere è impossibile non subire il suo fascino. Molte immagini poi mi hanno colpito per davvero.. i due amanti che si arrampicano su un ciliegio (la metafora della torta è stupenda), il teatrino delle marionette, il protagonista che diviene invisibile nella tribù dei dayachi e, per ritornare agli amanti, il modo in cui è affrontata e descritta l’intera storia d’amore. E pure quei due puntini in un’immensa distesa di bianco..
Ho riso amaramente di Costantino Cresonte perché le sue imprese e il suo “ghigno a 32 lapidi smaltate di lindore” mi hanno ricordato le smorfie di una persona della quale non riesco a ricordare bene il nome.. Ed ho addirittura odiato le lusinghe della cronista del tg Filippa De Marini (pure questa figura non mi è del tutto estranea).
Per quanto mi riguarda quindi, invito chiunque abbia un po’ d’immaginazione a leggersi “Lapsus” (e ad acquistarlo) e mi auguro di cuore che l’autore abbia il successo che si merita (è inutile dire che rode un po’ il culo vedere in libreria certi idioti). Ho letto infatti le vicende di Flavio Pagani e della sua opera (qui) ed è triste sul serio che abbia dovuto aspettare tutti quegli anni per pubblicare. Devo perciò complimentarmi ancora una volta con I Sognatori perché persino io, che preferirei produrre un gruppo di cantina piuttosto che Vasco Rossi, trovo coraggiose le loro scelte editoriali.
Non penso sia il caso di cercare un autore a cui avvicinare Flavio Pagani, perché ciò non è giusto né rispettoso nei suoi confronti. Ma essendo il mio più un invito alla lettura che una recensione, e consapevole del fatto che potrei anche non riuscire con le mie sole parole a incuriosire voi lettori, se proprio dovessi scegliere qualche autore affine.. con un Pennac e un Calvino (e Gadda per il pastiche) ci andrei abbastanza vicino. In questo modo ho sistemato quindi anche la fetta di persone che ha bisogno di ulteriori “elementi” per affrontare un esordiente..
Personalmente, “Lapsus” l’ho finito in tre giorni ed io non sono certo un campione di velocità nella lettura. Questo perché il libro mi è davvero piaciuto e lo dico con tutta la sincerità di cui sono capace. Mi sono lasciato trasportare sbalordito dai versi e dai suoni delle filastrocche. E dal primo rigo sono sempre rimasto sull’attenti conscio della presenza di particolari che poi si sarebbero resi utili alla comprensione totale. Inoltre questo ha richiesto un grosso impegno perché la scrittura di Flavio Pagani è realmente strana e fantasiosa. Se proprio devo fare una critica dico che non sempre la lettura risulta scorrevole ma una volta entrati dentro la vicenda del favoliere è impossibile non subire il suo fascino. Molte immagini poi mi hanno colpito per davvero.. i due amanti che si arrampicano su un ciliegio (la metafora della torta è stupenda), il teatrino delle marionette, il protagonista che diviene invisibile nella tribù dei dayachi e, per ritornare agli amanti, il modo in cui è affrontata e descritta l’intera storia d’amore. E pure quei due puntini in un’immensa distesa di bianco..
Ho riso amaramente di Costantino Cresonte perché le sue imprese e il suo “ghigno a 32 lapidi smaltate di lindore” mi hanno ricordato le smorfie di una persona della quale non riesco a ricordare bene il nome.. Ed ho addirittura odiato le lusinghe della cronista del tg Filippa De Marini (pure questa figura non mi è del tutto estranea).
Per quanto mi riguarda quindi, invito chiunque abbia un po’ d’immaginazione a leggersi “Lapsus” (e ad acquistarlo) e mi auguro di cuore che l’autore abbia il successo che si merita (è inutile dire che rode un po’ il culo vedere in libreria certi idioti). Ho letto infatti le vicende di Flavio Pagani e della sua opera (qui) ed è triste sul serio che abbia dovuto aspettare tutti quegli anni per pubblicare. Devo perciò complimentarmi ancora una volta con I Sognatori perché persino io, che preferirei produrre un gruppo di cantina piuttosto che Vasco Rossi, trovo coraggiose le loro scelte editoriali.
postato da: digitpurpurea alle ore 11:08 | Permalink | commenti (7)
categoria:recensioni, libri, letteratura, case editrici, i sognatori
Commenti

categoria:recensioni, libri, letteratura, case editrici, i sognatori






